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PORTACHIAVI STEP 1
PORTACHIAVI STEP 2
PORTACHIAVI STEP 3
ERICA ARBOREA L. Fam. Ericaceae
Altri nomi regionali: Brugo, Scopa maschio, Scopone, Radica, Stipa, Ulice, Ciocco.
Non sono solo un pezzetto di legno ma un vero e proprio albero, gli uomini mi chiamano ERICA Arborea . I volontari di Cogoleto Outdoor tagliano alcuni miei rami sui sentieri per consentire il passaggio: mi hanno recuperato trasformandomi in un simpatico portachiavi.
Vi racconto la mia storia.
Sono cresciuta su un sentiero molto frequentato che sale sull’Alta Via dei Monti Liguri con una robusta e pesante radice. Mi piace aggrapparmi tenacemente a suoli molto ripidi e rocciosi, caldi e soleggiati non troppo distanti dal mare.
Mi fanno sempre compagnia altri miei amici della macchia mediterranea: salsapariglia, alaterno, lentisco, rovo, corbezzolo, lavanda, cisto, elicriso, ginepro, ginestra, ecc. Come una buona madre trattengo la terra, proteggo dal vento sferzante, dal sole cocente per far crescere, sani e robusti, molti giovani alberelli che poi diventeranno molto più alti di me. Quando queste piantine formeranno un bosco il mio compito sarà terminato. Non temo le frane, il fuoco, le pesanti potature perché dopo pochi mesi germoglio più forte di prima; insomma non mi tiro indietro di fronte alla difficoltà, anche se molto spesso rendo molto difficile il lavoro a chi deve ripristinare i vecchi sentieri abbandonati. Faccio però del mio meglio per conservarli intatti proprio perché capisco la fatica di tutti coloro che li hanno costruiti, non per diletto, ma per necessità di sopravvivenza in un territorio bellissimo e selvaggio ma non certo ospitale.
Le mie qualità sono quindi racchiuse in questo portachiavi. simbolo di tenacia di chi non si arrende alle difficoltà ambientali con la mia stessa forza e, ogni giorno, si prende cura del territorio.
Ecco invece quello che gli “esperti” dicono su di me:
Già dall'etimologia del nome si può comprendere l'importanza della pianta, o meglio, dell'albero. Infatti Erica deriva dal greco Ereíko che significa tritare, sbriciolare; questa sua caratteristica le permette di occupare terreni impervi di sfasciumi nella fascia costiera del Mediterranea fino a circa 1200 m di altitudine. Pur avendo, almeno nella fase iniziale del suo sviluppo, un portamento cespuglioso, da essere facilmente confusa con la E. Scoparia, successivamente diventa un vero e proprio albero (da lì il nome della specie, Arborea) che può raggiungere anche i 6-7 m di altezza con un fusto principale di oltre 20 cm di diametro.
Si tratta di una pianta molto rustica in grado di colonizzare e ristrutturare qualsiasi tipo di suolo e che grazie al suo apparato radicale globoso è in grado d'incorporare frammenti di rocce e insinuarsi tra le fessure. Grazie a questo tipo di radice resiste al fuoco (brucia la parte aerea ma dopo pochi mesi germoglia alla base) ed al ruscellamento delle acque meteoriche di versanti montani anche molto ripidi.
In Liguria fiorisce su terreni molto soleggiati tra aprile e maggio, con fiori bianchi molto graditi alle api.
In alcune regioni la pianta è protetta (Lombardia, Veneto fonte ActaPlantarum) ma non nella nostra regione.
Nei versanti costieri del Parco Regionale del Monte Beigua è molto diffusa e svolge un ruolo estremamente importante nell’ecosistema: preserva dalle frane e dal dilavamento dei ripidi versanti dopo essere stati percorsi dal fuoco. Crea un substrato terroso che favorisce lo sviluppo di alberi: leccio, roverella, sorbo montano, frassino, carpino, castagno, ecc. specie naturalmente più resistenti al fuoco e ai forti venti dei quadranti settentrionali. Una volta assolto al suo compito, Il bosco prende il sopravvento con piante di alto fusto e con la carenza di luce e calore nel giro di qualche anno soccombe. Questa particolarità favorisce inoltre la preservazione degli antichi sentieri, (purtroppo ormai abbandonati da decenni, e quindi privi di costante fruizione e manutenzione) che furono utilizzati da generazioni di contadini, allevatori, commercianti, pellegrini per raggiungere alpeggi e i numerosi ripari in pietra o muratura (da una recentissima pubblicazione di Giulia Calcagno e Fabrizio Pesce, Colpiti dalla febbre delle pietre parlanti…, solo nel comune di Cogoleto ne sono stati censiti almeno una quarantina). Anche grazie all’Erica I volontari della nostra Associazione sono in grado d’individuare con facilità questi percorsi secolari, sia consultando le antiche mappe che dai racconti dei nostri “vecchi” .
Il recupero di questi sentieri alla fruizione pubblica è però spesso estremamente faticoso, quando il loro apparato radicale è proprio sul tracciato del percorso: non basta purtroppo tagliare completamente la parte aerea della pianta ma occorre rimuoverne la radice o ciocco (può raggiungere facilmente un peso di 30-40 kg e un diametro di oltre 50 cm).
In questi casi però sostituiamo l’azione protettrice dell’Erica con il ripristino (o alla realizzazione, ove distrutti) dei numerosi tagli di scolo delle acque meteoriche, riportando la preziosa terra da loro stesse trattenuta a monte sul sentiero e cercando il più possibile di conferire alla traccia un'inclinazione verso valle con un angolo di circa 10-15°.
Da qui nasce l’idea del riutilizzo di una parte di rami e dei ciocchi (radice o radica) come portachiavi, trofei o usi artistici, oltre che come ottima legna da ardere. Il legno pregiato e duro dalla stupenda venatura colorata dal giallo-bruno, al rosa o al rosso dell’Erica è stato da sempre utilizzato per la tornitura di fornelli da pipe per la sua resistenza al calore e fino agli anni ’60 per la realizzazione di parti interne di veicoli di lusso. Non vanno dimenticati gli usi come ottimo combustibile nelle antiche carboniere e nelle nostre antiche fornaci per la calce, nella realizzazione di scope per gli spazzini: Cogoleto era un importante fornitore della materia prima necessaria alla loro produzione, prima di essere rimpiazzata dalla molto più inquinante plastica.